(AGI) - Roma, 15 ott. - Il settore delle raffinerie italiane e' in ginocchio, con il rischio di chiudere altri 6 o 7 impianti nel giro di pochi mesi. Questa la denuncia che arriva dal convegno "L'esperienza e l'insegnamento di Pasquale De Vita tra energia e auto". De Vita, storico presidente dell'Unione Petrolifera e dell'Automobile Club di Roma, con i suoi studi e le sue analisi ha anticipato di anni quella che poi e' diventata una grave crisi. "Il miglior modo per rendere omaggio alla figura di Pasquale De Vita e a cio' che ha fatto per il nostro settore - ha affermato Alessandro Gilotti, presidente dell'Unione Petrolifera - e' quello di portare avanti con determinazione i tanti problemi ancora sul tappeto, molti vecchi di troppi anni. Problemi che De Vita si e' trovato ad affrontare nel corso della sua presidenza, ma che sono ancora irrisolti: la ristrutturazione della rete carburanti e la sua completa liberalizzazione, la crisi della raffinazione in un quadro strategico di politica energetica nazionale, il ruolo delle fonti rinnovabili affrontato con un'oggettiva logica di costi-benefici e non su spinte ideologiche. A volte si ha la sensazione che le lezioni del passato non siano servite e che si continui a sottovalutare la portata strategica dei problemi che riguardano il nostro settore e dei loro effetti sociali ed economici, soprattutto di lungo periodo. Il mio impegno, come fu quello di De Vita, e' di rendere la nostra associazione sempre piu' efficace e credibile e di spiegare che rappresenta un'industria ad alto contenuto tecnologico, con potenziale di investimenti molto rilevante ed essenziale per la sicurezza energetica del Paese". Per l'economista Alberto Clo', direttore della rivista Energia e gia' ministro dell'Industria nel governo Dini, e' necessario garantire una capacita' di governo centrale dell'industria petrolifera, recuperando una visione globale che ne superi la frammentazione localistica; fissare un quadro legislativo/regolatorio; arginare il fondamentalismo di Bruxelles che ha fatto dell'ambiente la "variabile indipendente" dell'economia europea, indifferente agli effetti negativi che ne sarebbero derivati sull'industria. Non ultimo: bisogna arginare una vessazione fiscale, 365 miliardi euro nel decennio 2002-2012, che, castigando i consumatori, soffoca ogni capacita' innovativa e concorrenziale delle imprese. Convincimenti - ha affermato Clo' - che Pasquale De Vita propose con forza anticipando l'inevitabile declino della nostra industria di raffinazione". (AGI) Gin/Ccc (Segue)