(AGI) - Pechino, 12 mag. - Negli scorsi cinque anni, secondo gli analisti di Thomson Reuters, il valore delle acquisizioni all'estero e' passato da una media di 15,6 miliardi di dollari a 23,6 miliardi di dollari, con l'eccezione del 2012, contrassegnato dal rilevamento della canadese Nexen da parte di China National Offshore Oil Corporation (Cnooc), un colpo da 15,1 miliardi di dollari che non avrebbe, pero', portato i risultati sperati, secondo gli analisti di BnP Paribas. Da Nexen Cnooc si aspetta ancora un "valore strategico" nello sviluppo delle sabbie bituminose del Canada e i giacimenti di shale gas presenti nel Paese, anche se i risultati tardano ad arrivare. Cnooc sarebbe poi pronta a vendere la sua quota del 50% nel gruppo argentino Bridas, qualora riuscisse a trovare un investitore che le promettesse il rientro del capitale, pari a 3,1 miliardi di dollari. Anche il principale gruppo del petrolchimico cinese, Sinopec, e' alla ricerca di un acquirente per la meta' delle partecipazioni che detiene dal 2011 nei giacimenti di shale gas in Canada, e per i quali all'epoca aveva speso 2,2 miliardi di dollari. La politica aggressiva di acquisizioni da parte del gruppo cinese ha portato a investimenti per oltre cinquanta miliardi di dollari in tutto il mondo a partire dal 2008, mentre, solo nello scorso anno, China National Petroleum Corporation (Cnpc) ha investito poco piu' di 15 miliardi di dollari. Il vero problema, secondo gli analisti di Standard Chartered e' dato dai rientri degli investimenti: solo il 10% circa della produzione all'estero dei gruppi cinesi e' stata poi rispedita in Cina, a causa, spesso, delle restrizioni nelle esportazioni di greggio da parte dei Paesi produttori. (AGI) Ciy/Mau