(AGI) - Pechino, 31 mar. - "L'Africa e' la frontiera della diplomazia giapponese" aveva detto Abe prima di lasciare il Paese alla volta di Oman, Costa d'Avorio, Etiopia e Mozambico. Proprio quest'ultima e' stata la tappa piu' importante del viaggio, scriveva lo Asahi Shimbun nei giorni scorsi: in Mozambico nel 2011 sono stati scoperti alcuni tra i piu' importanti giacimenti di gas del mondo, con riserve stimate in centomila miliardi di piedi cubi, equivalenti a oltre venti anni di consumo energetico del Sol Levante. Tokyo punta a diversificare le risorse energetiche, e quelle di Maputo sono estremamente appetibili. L'impegno giapponese si e' concretizzato attraverso l'Agenzia per la Cooperazione Internazionale del Giappone che, assieme al Brasile e al governo locale, ha dato il via al progetto ProSavana che convertira' undici milioni di ettari di terreno alla produzione di grano. Ancora piu' importante, per il ritorno d'immagine, l'annuncio di un investimento di 70 milioni per la costruzione del corridoio Nacala che giochera' un ruolo importante nelle esportazioni di gas, assieme a un aumento delle infrastrutture per favorire il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione locale. Il confronto tra Cina e Giappone e' di gran lunga favorevole a Pechino, a cominciare dalla presenza sul territorio: la Cina ha circa un milione di cittadini residenti stabilmente in Africa, cento volte il numero di giapponesi, e l'entita' degli investimenti di Tokyo non e' ai livelli dei 75 miliardi di dollari investiti da Pechino nei primi dieci anni del secolo, ma Abe e' riuscito a irritare Pechino sul ruolo cinese in Africa, dichiarando che l'interesse dell'ex Impero di Mezzo per i Paesi del continente e' legato solo allo sviluppo delle risorse e non, come nel caso giapponese, anche al progresso sociale dei popoli. (AGI) Ciy/Fra (Segue)